Udinese scendi immediatamente, una volta per tutte da quell’altalena: ora devi diventare grande e basta

Ora si, lo possiamo dire. L’Udinese di mister Iachini è una creatura talmente acerba che non si finisce nemmeno di incensarla per le sue proprie qualità che lei ti smentisce prontamente a suon di fatti non certo concilianti. Proprio la settimana scorsa avevamo parlato di una squadra che stava prendendo a brillare per la sua risolutezza e per la sua capacità di tenere il campo, che ovviamente abbiamo dovuto contemplare con il beneficio del dubbio in quanto siamo solo nella parte finale di settembre. Nemmeno il tempo di finire di tessere le lodi di questa squadra che la medesima squadra pensa a smentire te e chi come te la pensa nella maniera peggiore possibile. Come rovinarsi la faccia dopo l’ottima prestazione fornita contro il Milan con una prestazione come quella performata contro il Sassuolo a Reggio Emilia. Una prestazione che per quanto attiene al primo tempo contro gli emiliani ha avuto dell’inaudito. Proprio stamani discutevamo di ciò innanzi ad un noto appassionato di faccende bianconere rimasto davvero senza parole al nostro cospetto al solo pensiero di doversi approcciare a commentare la… limitiamoci a dire ancora disarmante prestazione in terra d’Emilia. La squadra bianconera che abbiamo visto in campo nella prima frazione di gioco contro il Sassuolo al Mapei Stadium era irriconoscibile. In campo vi era un collettivo totalmente incapace di opporre ad un avversario che si fa notoriamente trovare sempre o quasi puntuale un approccio che denotasse un minimo di carattere. Per non parlare poi della mancanza di coesione e di sintonie tra gli uomini che componevano l’undici di partenza friulano schierato nell’occasione. Si può tranquillamente parlare di una squadra senza idee, ben poco capace di stare in campo con un atteggiamento congruo rispetto alle difficoltà poste dall’incontro di calcio specifico che rivestiva una certa importanza, visto che l’Udinese doveva raggranellare punti subito prima di un ciclo molto proibitivo che annovererà questo sabato e nel fine settimana successivo gli incontri contro la Lazio al Friuli e, udite udite, contro la Juventus in quella bolgia che è lo Juventus Stadium di Torino. A Reggio Emilia bisognava mettere “fieno in cascina” e non lo si è fatto, impattando nel peggiore dei modi. Difficile non notare, e lo ribadiamo, le pecche di gioventù di una squadra bianconera che viaggiava ad un ritmo tre volte inferiore rispetto a quello molto più confacente alle esigenze di giornata tenuto dai padroni di casa. Ed ora è inutile che stiamo a piangerci addosso per l’inedia dimostrata dalla squadra a Reggio Emilia. Pensiamo piuttosto a trovare soluzioni in grado di ricompattare questa squadra che ha pure bisogno di trovare soprattutto motivazioni rinnovate che diano un nuovo impulso al collettivo. Già da domenica ad Udine l’Udinese dovrà dimostrare di avere dimenticato l’immobilismo evidentissimo messo in mostra a Reggio Emilia, e dovrà opporsi alla Lazio ritrovando più o meno la stessa aggressività con la quale si sono affrontati più che degnamente i rossoneri in quel di San Siro. E pure in quel di Torino dovrà essere dimostrata una compattezza tale da permettere alla squadra friulana di portare a casa almeno un punto serrando i ranghi della squadra che andrà in campo a più non posso, perché questa Udinese in un contesto assolutamente difficile come quello della casa della Juventus non potrà permettersi di certo chissà quali blitz tenuti alla garibaldina. Dovrà vigere la massima circospezione specifica segno anche di rispetto per un avversario così quotato, se l’Udinese vorrà portare a casa almeno quel punticino rappresenta l’obiettivo auspicabile da perseguire per le zebrette di casa nostra in quel di Torino. In buona sostanza l’Udinese da questa quindicina di giorni che la vedrà affrontare gli aquilotti laziali in casa propria e la Juventus in Piemonte potrà chiedere di portare a casa al massimo una manciata scarsa di punti. Ciò equivale per l’appunto a dire che se sarà possibile cercare di ottenere lo scalpo della Lazio al Friuli, ben difficile come detto sarà poter fare altrettanto contro i più quotati avversari incontrabili che avranno il vantaggio di potersi giocare le proprie chance in casa propria e davanti ad una cospicua massa di tifosi pronti a sostenerla a gran voce. Se l’ottenibile dal punto di vista numerico e qunatitativo è limitato per l’Udinese in questo periodo più prossimo, davvero ingenti non possono che essere le prospettive di crescita riconoscibili alle zebrette di casa nostra per quanto riguarda l’aspetto prettamente agonistico, poiché, permetteteci di dirlo chiaramente, contro il Sassuolo si è toccato il fondo e ben difficilmente si potrà far peggio in futuro. Per quanto attiene ad aspetti come questi ci uniformiamo quindi a quanto rimarcato dall’altra stampa in questi ultimi giorni, con la stragrande maggioranza delle testate che enfatizzava per l’appunto i grossissimi limiti denotati dall’Udinese contro il Sassuolo. Quando sosteniamo la pochezza della squadra relativa allo scorso turno di campionato non siamo quindi di certo delle “mosche bianche”, così come non lo siamo allorquando ora invochiamo una pronta rinsavita per l’Udinese che si appresta ad affrontare tra le proprie mura amiche dello Stadio “Friuli” / Dacia Arena una Lazio in grande forma che non può che essere affrontata con il massimo impegno dall’Udinese, che dovrà avere in testa un unico obiettivo: quello di far punti, ambendo a strappare pure l’intera posta agli aquilotti laziali. Ma quel che più conta ora è riconquistare l’intraprendenza perduta, perché non si abbia a fare la figura delle belle statuine una volta di troppo. Tira fuori gli artigli, dunque, cara Udinese che da zebretta troppo timida dovrai trasformarti in tigre, per affrontare al meglio quella che è la quindici giorni chiave del tuo campionato. Il timbro alla tua stagione puoi metterlo adesso cara Udinese. Proibito dimostrarsi inferiori alle attese, perdendo più di una delle due occasioni utili per dire siamo nuovamente noi, quelli dell’Udinese che a corrente alternata in passato si prendeva anche la licenza di non andarci.

Articolo di
Valentino Deotti

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