
Non è servito a nulla invocare per la squadra bianconera condotta da mister Runjaic la massima aggressività possibile, in un frangente nel quale non si aveva nulla da perdere. Persa per persa, la partita di Milano San Siro contro i nerazzurri doveva essere giocata con la massima aggressività. L’Udinese doveva giocare alta cercando di portare via quanti più palloni possibili agli avversari pur quotati ed agguerriti, in specie nelle zone calde. Invece, per contro, si è vista una Udinese che nel primo tempo ha fatto si girare palla ma lo ha fatto sterilmente, non guadagnando verticalità e favorendo in questo modo l’efficacia della pressione dell’Inter, che guadagnava palla semplicemente aumentando la pressione su una tergiversante e intimidita Udinese. Sono così venuti i due gol che hanno annichilito l’Udinese già nella prima frazione di gioco, soprattutto per la latitanza difensiva di Bjol, Ebosele e compagni, che in occasione dei due gol hanno lasciato la difesa sguarnita in particolare per vie centrali. E’ stato così molto facile per Arnautovic e Frattesi eludere il blocco per vie centrali e andare a segno, anche con azioni dotate di una certa spettacolarità. Unico elemento degno di particolare nota di merito, nelle more delle dinamiche relative alla difesa e non solo, è stato il “solito” Solet, unico uomo capace di sfiorare il gol in due occasioni nel secondo tempo facendo centro con una fantastica staffilata da fuori area al 71′. Una seconda frazione di gioco che comunque ha visto un incremento di aggressività da parte dell’Udinese particolarmente degno di menzione, con i bianconeri che riuscivano a recuperare un pizzico di verticalità trovando anche quelle due occasioni di cui si parlava poco fa. Ma quel che si deve evitare ora, proprio ora che l’Udinese andrà a Genova in uno scontro diretto di classifica per poi affrontare l’agguerrito Milan e il Torino in un altro scontro diretto, è quella che si definisce di consueto come sindrome da appagamento. Non si potrà rimanere sulle proprie contro il Genova, perché in casa loro altrimenti i rossoblù di Viera riusciranno ad apportare quella pressione in grado di mandare a carte 48 le resistenze bianconere. Più o meno lo stesso discorso vale per la gara contro il Milan a Udine, con i rossoneri che però in questo periodo per fortuna si stanno dimostrando meno mordaci di quanto erano nei periodi migliori, concretizzando una sorta di confusione mentale che sfocia nel complesso di inferiorità. Discorso analogo anche per la partita dello Stadio Olimpico di Torino che si giocherà all’ora di pranzo: guai a non tenere alta la bandiera perché altrimenti sarà difficile digerire, è proprio il caso di dirlo vista l’ora in cui si gioca, l’aggressività casalinga di un Torino fortemente motivato rispetto al superamento in classifica dell’Udinese, visto che i granata ora gravitano due punti sotto la squadra di casa nostra. In queste due partite bisognerà giocare a viso aperto quindi, e guai a mollare ora perché il margine accumulato che consente all’Udinese di permanere nella gradita e dignitosa posizione in campionato potrebbe affievolirsi. Tassativo mantenere quindi la media del punto partita o poco più, garantendo anche un’aria di sportività che come avevamo già detto in una delle precedenti edizioni è una delle garanzie principali che si devono dare ad un campionato che in questa fase vive momenti decisivi. Bisogna metterci quindi il cuore sempre, momento per momento, e garantirsi la possibilità di giocarci il decimo posto dell’onore fino in fondo. Altre soluzioni non ci permetterebbero di andare a testa sufficientemente alta quando i giochi saranno fatti, in maniera si spera rinfrancante per l’Udinese e la sua platea che merita una ricompensa in ragione del sostegno puntualmente garantito. Dimostriamo di esserci, quindi, sempre e senza soluzioni di continuità, perché da qui alla fine si giocherà tutto d’un fiato e non vi sarà lo spazio per ragionare o farsi conti o strategie di sorta. Prendere tutto il possibile, fino all’ultimo, è tassativo.
di Valentino Deotti